Zaia ricorre contro legge sui vaccini

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Dopo l’approvazione della legge sui vaccini, che rende obbligatoria la pratica vaccinale, “solo” per i bimbi che devono essere iscritti al nido e alla scuola materna, vediamo quali sono le news su questo argomento.
Da segnalare che il governatore Zaia ha presentato ricorso per il Veneto, alla Consulta contro la contestatissima legislazione in materia vaccinale.
Il Governatore, nel ribadire la propria posizione favorevole rispetto ai vaccini, aveva preavvisato un ulteriore ricorso contro la legge di conversione, nell’eventualità fosse stata approvata e che, quindi, dovrebbe essere depositato nei prossimi giorni. L’ex ministro aveva, in particolare, evidenziato, che la politica vaccinale intrapresa dal Governo, e culminata con la ormai famosa legge sui vaccini, il d.l. 7 giugno 2017, n. 73 (recante “Disposizioni urgenti  in materia  di  prevenzione  vaccinale”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno 2017, convertito nella Legge n. 182) si era connotata per il carattere coercitivo, che potrebbe sortire l’effetto contrario all’obiettivo preso di mira dall’esecutivo. Da palazzo Chigi si sarebbe dovuto puntare sull’informazione, fornendo risposte scientifiche alle inevitabili perplessità sollevate dai genitori.
Si contesta che con la legge 182 si stia violando la Costituzione per l’ insussistenza dei presupposti di cui all’art. 77, comma II, della Costituzione stessa, che ammette la decretazione d’urgenza all’esclusivo fine di  fronteggiare casi straordinari di necessità ed urgenza. Inoltre, vengono violati gli articoli 2, 3, 31, 32. Il ricorso evidenzia che, in questo articolo (https://www.senato.it/1025?sezione=121&articolo_numero_articolo=32), riconosce la salute come “fondamentale diritto dell’individuo”, tutela una delle massime espressioni della libertà, quella  di  non essere sottoposti a cure o  terapie  che  non  siano  liberamente  scelte  o accettate: solo uno stato di necessità per la salute pubblica  può, infatti, consentire al legislatore l’imposizione  di  un  trattamento sanitario.
Stato di necessità che non sta né in cielo né in terra dato che è dimostrato, altresì, il  raggiungimento  di  elevati   livelli   di copertura vaccinale. Infatti, la Regione Veneto è all’avanguardia rispetto alle altre: l’unica dotata di anagrafe vaccinale informatizzata, il superamento delle soglie indicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (92,6% per il morbillo e 94,5% per la polio nelle persone tra due e diciotto anni), l’aumento delle adesioni da parte delle giovani coppie, un approccio fondato sul dialogo, percorsi vaccinali personalizzati e concordati.

Ciò che la Regione contesta, quindi, è un intervento statale, attuato attraverso lo strumento della decretazione d’urgenza che, per la stessa difesa, impone con pesanti coercizioni (si rammenta, tuttavia, che in sede di conversione è decaduta qualsiasi ripercussione sulla responsabilità genitoriale) un obbligo collettivo di ben dodici vaccinazioni (tali erano quelle inizialmente previste, poi scese a dieci obbligatorie), ed altresì evidenziando che finisce per rendere l’Italia il Paese con il maggior numero di vaccinazioni obbligatorie in Europa e probabilmente al mondo1.

Chiaramente, l’interesse della Regione non è quello di opporsi alla vaccinazione di massa. Questo è solo un pretesto per far valere (giustamente e costituzionalmente) i diritti del Veneto verso uno Stato che cerca la prevaricazione. Lo stesso Zaia, si è detto favorevole ai vaccini. La spinta indipendentista del Veneto dà, in questo caso, una grossa mano alle fazioni no vax, alle mamme che si oppongono con tutte le loro forze all’obbligatorietà dei vaccini.

Incrociamo le dita e speriamo tutti che il ricorso venga accolto.

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Consulente in Naturopatia e Consulente Scientifico del Comportamento Alimentare ex art. 2222 e segg. c.c.