Tradizionale, vegetariana, vegana, crudista… quale alimentazione è la migliore?

252

Si sente molto parlare delle varie tendenze alimentari, che evolvono dalla dieta tradizionale dei nostri nonni, verso stili alimentari più sani. Vegetarismo, veganesimo, crudismo, fruttarismo. Ma è vero che lo sono? È vero che togliendo questo e quell’alimento stiamo sempre meglio? La faccenda, a mio avviso, non è così semplice. A mio avviso siamo in presenza di alcuni grossi equivoci. Innanzitutto, secondo me, non è vero che continuando a togliere cibi si cammina per forza verso la salute. Parliamo ad esempio dell’alimentazione a base di frutta, che rappresenta un estremismo. Se la seguiamo per un periodo, può essere una dieta fantastica, che ci aiuta a disintossicarci, a ripulire le nostre cellule come nessun altro cibo può fare. La frutta è meravigliosa: digestioni velocissime, tanta energia a basso costo digestivo e sicuramente si può avvertire una sensazione di leggerezza fisica e di animo che letteralmente ci fa volare. È un tipo di dieta che fa bene alla nostra parte spirituale. Ma alla lunga, siamo sicuri che sia un’alimentazione bilanciata? A mio avviso no: troppi zuccheri fanno sì che la nostra glicemia sia perennemente sballata e, in assenza di cibi che la bilancino, diviene insostenibile a lungo termine. Non è un caso che i nostri nonni usassero abbinare il formaggio alle pere. Questo per attenuare il picco glicemico, peraltro piuttosto altino delle pere. I cibi grassi, così come quelli proteici, abbassano la glicemia. Questa, sul fruttarismo, è la mia impressione, dopo aver provato, a più riprese, ad alimentarmi di sola frutta. La sensazione è che possa subentrare una carenza di sali minerali e di vitamine liposolubili.
E l’alimentazione vegan? Anche qui, il discorso è controverso. A mio avviso, molti vegani commettono lo stesso errore che sta alla base del fruttarismo. Ossia, c’è il rischio di mangiare troppi carboidrati. Un vegano medio, non mangiando più latticini, si butta sui cereali, i quali, secondo il mio modestissimo parere, sono un cibo di cui è meglio non abusare. Non credo che il nostro organismo sia così adatto a digerire tutti questi cereali. Ricordo, che i cereali, sono semi e dunque, adatti come cibo ad altre specie animali, prettamente granivore, come, ad esempio, gli uccelli o i roditori. Anche nel vegan il rischio è quello dell’iperglicemia. Meglio quindi abbondare con le verdure e i grassi buoni, come quelli degli olii vegetali e dell’avocado, oltre ai semi oleosi.
Insomma, come tutte le cose anche l’alimentazione richiede equilibrio. Che sia tradizionale, vegan, vegetariana occorre equilibrio. Questa è la parola d’ordine.
Una base di frutta e verdure sembra fondamentale per un apporto vitaminico e di sali minerali soddisfacente. Grande importanza do al cibo di stagione e a chilometri zero. Poi da qui, ognuno può trovare la sua formula. Dopo anni di estremismi (alimentazione industriale -junk food prima, fruttarismo, crudismo poi) mi sento di dire che la mia verità sta nel mezzo. Quando stai bene emotivamente, non esistono cibi velenosi o nocivi, se ti senti di mangiarli.
E poi, a mio avviso, alcuni “guru” del salutismo hanno lanciato dei messaggi che per certi versi sono fuorvianti. Siamo sicuri, ad esempio, che i latticini sono tutti da demonizzare? Voglio, dire, tralasciando il discorso etico. Eticamente parlando, non si discute: un ‘alimentazione che include i latticini, produce sofferenza e morte nel mondo animale. Ma andiamo, per un momento, oltre a tutto ciò. Il famosissimo best seller The China Study di Colin Campbell, ha messo in risalto come i latticini siano da evitare come la peste, a causa della proteina del latte, nota con il nome di caseina, che sarebbe implicata in molte delle migliaia correlazioni statistiche tra assunzione di latticini (oltre che di altri cibi) e cancro. Io credo, però, che gli studi di Campbell siano stati sviluppati con riguardo agli allevamenti intensivi, industriali. Con animali letteralmente dopati, drogati di ormoni e antibiotici, stressati da una (non) vita insostenibile. Ma i suoi studi avrebbero portato alle stesse conclusioni se fossero stati esaminate persone che si nutrivano di latticini di malga, prodotti da mucche che pascolano, che non prendono ormoni e antibiotici. Magari latte crudo e latticini a latte crudo. Quali sarebbereo stati i risultati? Non lo sappiamo, manca la controprova. Quello che cerco di far passare è: attenzione a quello che leggiamo, prendiamo tutto con le pinze e mettiamo in dubbio tutto. Senza esagerare. Probabilmente, il The China Study dice il vero. Ma non possiamo fare di ogni erba un fascio. Se i latticini industriali fanno male, non è detto che lo facciano anche quelli più naturali. Ciò non toglie nulla alla grandiosità dello studio ultratrentennale del dottor Colin Campbell
Penso che l’alimentazione della nonna, molto varia e con cibi molto genuini fosse più sana di una dieta vegana a base di seitan e cereali. Sai, è anche questione di qualità del cibo. Se un cibo è ricco di vitamine liposolubili (A-D-K) è molto più nutriente, a prescindere che sia vegan o non vegan. È sempre una questione di equilibrio.

Poi c’è un ulteriore discorso da fare. Se mi chiedi quale cibo è meglio per te, io ti rispondo: quello che ti fa star meglio. Se mangiare un cibo “proibito” o “vietato” da questo e quello schema alimentare ti fa star bene, beh.. dovresti mangiarlo. È più importante la tua felicità interiore di qualunque altra cosa. Se sei felice a mangiare una braciola, è meglio se la mangi. Cos’è più etico? Mangiare una braciola, anche se comporta l’uccisione di un animale o mangiare il seitan tristi perché vorremmo la braciola? Se ci reprimiamo, anche sul cibo, i risultati sono frustrazione e insoddisfazione. Se, invece, ti senti che riesci a rinunciare, ad esempio, al formaggio, allora no problem. Ma dovresti essere onesto con te stesso. A volte pensiamo che non sia un problema rinunciare a qualcosa. In realtà stiamo reprimendo. E la repressione è subdola: prima o poi ti chiederà il conto!

SHARE
Consulente in Naturopatia e Consulente Scientifico del Comportamento Alimentare ex art. 2222 e segg. c.c.