Il settimo tibetano: la potenza dell’OM

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settimo tibetano meditazione

I 7 tibetani

Continuiamo la saga dei riti tibetani. Abbiamo visto i primi 5 esercizi, denominati comunemente i “5 tibetani”. In seguito, abbiamo visto che esistono altri due esercizi, detti i tibetani segreti. In questo articolo abbiamo visto il sesto tibetano, quello relativo all’energia sessuale.

Oggi, invece, vediamo il settimo – ed ultimo – rito tibetano, quello che riguarda la meditazione.

“L’impiego dell’OM – io chiamo questo il settimo rito – dà risultati straordinari in una persona spiritualmente preparata” (Colonnello Bradford)


Il settimo rito tibetano

Il settimo rito tibetano consiste nella pronuncia di un mantra, una  preghiera che si traduce nell’emissione del suono “Om”che si pronuncia “Aum”. E’ importante secondo Peter Kelder, autore dei 5 Riti Tibetani, la vibrazione della voce più che la parola stessa. Intonare l’Om in modo corretto ha un effetto sorprendente sul settimo centro energetico, il più alto che corrisponde alla ghiandola pineale.

Questo mantra aiuta la meditazione e la concentrazione e viene cantato generalmente alla fine di un corso yoga  per entrare in armonia con l’universo. É preferibile praticare questo rito solo quando si sono completati gli altri cinque e, per consentire alla vibrazione di innalzarsi, bisogna assolutamente non essere sotto l’effetto di alcol e neanche di nicotina.

Siccome secondo quanto afferma il Colonnello Bradford nel libro di Kelder  l’acqua è un ottimo conduttore delle vibrazioni, prima di accingersi a praticare il settimo rito, in teoria bisognerebbe abituarsi a bere notevoli quantità di acqua, circa tre litri al giorno. E poi bisogna sedersi in una posizione comoda e pronunciare OM con la o lunga. Questo settimo rito si consiglia di praticarlo solo quando si è arrivati ad un livello avanzato di allenamento con  gli altri  riti tibetani.

Un rito praticabile da tutti, anche da chi non ha mai sentito parlare di Kelder e dei cinque tibetani.


Il libro si articola in quattro parti. Nella prima l’Autore racconta come la voce si sia sviluppata nel tempo; nella seconda affronta il settimo “tibetano” così come venne discusso al “Club HimalaYa” fondato da Peter Kelder e dal colonnello Bradford, chiarendo il concetto di mantra e il mistero attorno ai due personaggi. La terza parte, la più ampia, è la descrizione di un seminario sulla voce, mentre la quarta fornisce indicazioni pratiche su come si possa esercitare la propria capacità vocale nei diversi settori della vita.
Ogni lettore troverà in questo testo qualcosa da scoprire e da utilizzare per sé e le sue esigenze: l’impulso ad ascoltare più attentamente noi stessi, mentre parliamo, non ci abbandonerà più.

Fonte:
https://www.migliorasubito.com/il-settimo-rito-tibetano-e-qualche-osservazione-personale/
www.macrolibrarsi.it
http://www.therapie-bz.com/it/terapia-alto-adige/il-settimo-tibetano/

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Consulente in Naturopatia e Consulente Scientifico del Comportamento Alimentare ex art. 2222 e segg. c.c.