L’Amore vero è eterno

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amore eterno

In questi giorni di riposo sono immerso nella lettura e tra le mie mani cìè ancora Paulo Coelho, celebre “maestro” brasiliano, che con i suoi scritti ci porta sempre ad alcune riflessioni importanti, in particolare sull’amore, quello vero, quello puro, quello eterno. L’amore, che troppo spesso noi confondiamo ancora con attaccamento, possesso, bramosia, bisogno. L’Amore vero non conosce ostacoli, non conosce gabbie, non conosce lacci e legami. L’Amore vero è libertà pura. In Unidici Minuti, l’autore carioca, scrive di una ragazza brasiliana in cerca di successo come ballerina in Svizzera. Le cose non vanno esattamente come lei si aspettava, infatti finisce col diventare una prostituta.

Attraverso questa professione conosce un uomo, un artista, che la fa conoscere l’amore vero. Una sera, nel calore del suo appartamento di Ginevra, Maria – così si chiama la protagonista del romanzo – scrive così nel suo diario:

C’era una volta un uccellino, con ali perfette e piume lucenti, colorate e meravigliose. Insomma, un animale creato per volare in libertà nel cielo, e rallegrare chiunque lo vedesse.
Un giorno, una donna vide questo uccellino e se ne innamorò. Stupefatta, si fermo ad osservarne il volo con il cuore che batteva all’impazzata, e gli occhi brillanti dall’emozione. Lo invitò a volare vicino a lei, e insieme vagarono attraverso i cieli e le terre in perfetta armonia. Lei ammirava, venerava, celebrava quell’uccellino.
Ma poi pensò:”E se volesse conoscere le montagne lontane?” Ebbe paura. Paura di non provare mai più quel sentimento con altri uccellini. E provò anche invidia: invidia per la sua capacità di volare.
Si sentiva sola.
E allora si disse:”Preparerò una trappola. La prossima volta che arriverà, non potra più andare via!”.


L’uccellino, parimenti innamorato, tornò il giorno seguente, cadde nella trappola e fu imprigionato in una gabbia.
Lei trascorreva ore a guardarlo, tutti i giorni. Era l’oggetto della sua passione e lo mostrava alle amiche, che dicevano:”Ma tu hai davvero tutto.” Poi cominciò a verificarsi una strana trasformazione. Visto che possedeva l’uccellino e non aveva più bisogno di conquistarlo, lentamente perse interesse per lui. E ‘l’uccellino, non potendo volare ed esprimere il senso ella propria vita, a poco a poco deperì, la lucentezza delle sue piume svanì e divenne brutto. La donna non gli prestava più attenzione, se non per nutrirlo e pulirgli la gabbia.
Un giorno l’uccellino morì. Lei ne fu profondamente rattristata e iniziò a pensare sempre a lui. Tuttavia non si ricordava della gabbia, rammentava soltanto il giorno in cui lo aveva visto per la prima volta, mentre volava felice fra le nuvole.
Se avesse osservato sé stessa, avrebbe scoperto che ciò che l’aveva colpita in quell’uccellino era la libertà, l’energia delle sue ali in movimento, e non il suo corpo fisico.
Senza l’uccellino, la sua vita perse di significato, e la Morte andò a bussarle alla porta:”Perchè sei venuta?” le domandò lei.
“Per farti volare di nuovo insieme a lui nel cielo”, rispose la Morte. “Se lo avessi lasciato partire e tornare, lo avresti amato e ammirato anche di più. Ora, invece, hai bisogno di me per poterlo rincontrare”.

Questa parabola vi ricorda qualcosa? Che succede se al posto dell’uccellino mettiamo il vostro amato o la vostra amata? Non ti pare che questa semplice storiella sia una metafora per descrivere la vita di relazione di coppia che va per la maggiore?
A mio avviso per vivere una vita di relazione in armonia dovremmo evitare di incatenare la persona amata e di incatenare noi stessi. L’Amore è libertà, appunto. La prossima volta che incontriamo la persona che amiamo, facciamo una riflessione su questo. Riesco a vedere quel meraviglioso uccellino che vola in libertà, oppure mi rendo conto che quell’uccellino sta deperendo e, io di conseguenza? L’amore vero ci conduce all’eternità. L’amore finto, geloso, bramoso, possessivo ci porta alla Morte.

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Consulente in Naturopatia e Consulente Scientifico del Comportamento Alimentare ex art. 2222 e segg. c.c.