Latte sì o latte no? Meglio crudo o pastorizzato?

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Il latte è uno degli alimenti più discussi nella nutrizione moderna. C’è chi lo beve e chi no. C’è chi è intollerante e chi è allergico. C’è chi lo evita come la peste, c’è chi ne va ghiotto. C’è chi lo mangia crudo, c’è chi lo mangia cotto. É questo il punto che trattiamo oggi. Il latte fa bene o fa male? E, ancora, va mangiato crudo o pastorizzato?
Le linee di pensiero su questa tematica sono più di una. In sostanza abbiamo tre filoni principali.
In primis, c’è chi evita completamente il latte e tutti i suoi derivati, perché ritiene che sia un alimento non adatto alla specie umana. Infatti, il latte è il cibo per i vitelli (o per i cuccioli delle altre specie mammifere) e quindi non sarebbe proprio adatto per gli esseri umani, tanto meno se adulti. Alle ragioni etiche, che spingono ad evitare il consumo di latticini per rispetto verso il mondo animale, si aggiungono quelle salutistiche, che vedono nel latte e nei suoi derivati un cibo non salutare.
In secondo luogo, troviamo la posizione di chi, invece, ritiene che il latte sia un alimento completo e nutriente solo previa pastorizzazione, in modo da abbattere la carica batterica presente in esso e far sì che sia un alimento batteriologicamente sicuro.

In terzo luogo, troviamo il punto di vista di chi è convinto, a sua volta, che il latte sia un ottimo alimento da consumarsi crudo, senza cioè sottoporlo a pastorizzazione. Questo perché il latte crudo è un alimento di categoria superiore, una vera bomba di minerali e vitamine. La pastorizzazione non farebbe altro che distruggere i nutrienti oltre che i batteri buoni che vivono nel latte crudo stesso.
Già, proprio così: latte crudo. Sono in molti, nel mondo della nutrizione, a ritenere che il latte crudo sia un pericolo per la salute, specialmente in quanto veicolerebbe alcune malattia, tra cui la tubercolosi. Non credo sia così. I cuccioli di tutte i mammiferi di certo non fanno bollire il latte prima di consumarlo. Semplicemente, si attaccano alla mammella e succhiano!

Latte crudo per la flora batterica
Il latte crudo e tutti i suoi derivati che non hanno subito processi termici come formaggi o yogurt contengono molti batteri buoni, tra cui i famosi lactobacillus, cioè quel tipo di batteri in grado di aumentare le nostre difese immnunitarie essendo in grado di eleminare o tenere a bada potenziali batteri patogeni, come Escherichia coli o Salmonella con i quali il nostro organismo può entrare in contatto.

Latte crudo come rimedio
Il latte crudo, fin dall’antichità veniva usato per molti rimedi e malattie. Ippocrate lo prescriveva per curare la tubercolosi e molte altre malattie. Gli arabi usavano il latte di cammello per molti rimedi. Ci sono poi diversi trattati tra l’ 800 e il ‘900 nei quali si parla di una “cura del latte” che offriva ottimi risvolti per gli ammalati – il dottor Charles Sanford Porter è stato uno dei maggiori esponenti di questa dieta. William Osler invece, uno dei padri della medicina moderna, nel suo libro Principles and Practices of Medicine paragona il latte al sangue e si riferisce ad esso come “sangue bianco”. Le due sostanze infatti si somigliano molto – il latte serve a creare nuovo sangue e a purificarlo.

Pare proprio che il latte crudo sia veramente un alimento superiore. In alcuni studi del dr. Weston Price, si è dimostrato che due bicchieri di latte crudo al giorno, unito ad un’alimentazione rimineralizzante portano al risultato non solo di prevenire le carie, ma addirittura, di far regredire quelle già in atto, portando alla guarigione il dente.

Latte crudo per gli intolleranti
Il latte crudo sarebbe adatto anche per le persone intolleranti al lattosio. Infatti, sembra che sena la pastorizzazione esso risulti più digeribile, in quanto tutti i nutrienti, compresi gli enzimi per digerire il lattosio, sono presenti. In sostanza le allergie e le intolleranze, riguarderebbero più che altro il latte pastorizzato, piuttosto che quello allo stato naturale.

E’ meglio il latte crudo di montagna
Il latte crudo di montagna è un cibo molto più nutriente di quello da allevamento non biologico. Infatti, il latte munto da mucche che pascolano in libertà e che, quindi, si nutrono di erba fresca, è un dono di Madre Natura. La fermentazione e l’elaborazione dell’erba fresca all’interno dei quattro stomaci della mucca, concentra nelle mammelle dell’animale un mix perfetto di vitamine e sali minerali, nutrienti che nel latte pastorizzato, meno che meno se non biologico, non sono presenti in così grande quantità.

Latte crudo si conserva di più e meglio
Ho sentito spesso dire che il latte crudo non dura più di 48 ore dalla mungitura, in quanto andrebbe in putrefazione. In realtà, il latte crudo se non si conserva in frigorifero non va a male come quello pastorizzato, ma caglia, che è ben diverso da marcire. Tale fenomeno avviene in quanto i batteri buoni presenti si nutrono del lattosio trasformandolo in acido lattico, infatti il sapore del latte diventerà più acido, un po’ come avviene con lo yogurt, e questo consente di frenare i processi dei batteri putrefacenti permettendo al prodotto di diventare probiotico. Il latte pastorizzato invece non avendo tale carica batterica sarà soggetto a putrefazione nel giro di qualche giorno diventando non commestibile.

Latte nella tradizione millenaria dell’India
Tutti sanno che in India la mucca è un animale sacro da sempre. Una delle ragioni sta proprio nel fatto che essa fornisce il latte agli umani, oltre che ai sui vitelli. I cinque prodotti (pancagavya) della mucca – latte, cagliata, burro (ghee), urina e escrementi – sono tutti utilizzati nella puja (come avviene nella Yagna, l’adorazione del fuoco) e nei riti di estrema penitenza. Nelle scritture indù il latte è considerato tra le più alte forme di cibo (satvik) oltre che avere poteri calmanti e di ausilio alla meditazione.
Forse nel 21° secolo, l’alimentazione mondiale può vertere verso il vegan, riducendo il consumo di prodotti che prevedeono lo sfruttamento degli animali. O forse, invece, no. Forse è vero che l’essere umano può vivere di sola frutta e di verdure, ma forse, uomo e animali hanno stretto un patto che li porta ad una proficua collaborazione. Forse gli indiani hanno ragione. Sanno che la mucca fornisce loro un cibo preziosissimo e per questo la adorano, è considerata al pari di una divinità. Forse siamo noi a sbagliare. Oramai da noi l’animale è considerato alla stregua di un oggetto di poco valore. La loro vita vale zero. Dopo averle sfruttate e maltrattate per una vita intera, privando loro e i loro vitellini del loro latte, per poi, una volta arrivate in fondo al loro ciclo produttivo, essere macellate brutalmente. Ma oramai qui in Occidente, non è solo il rapporto con la mucca a non essere sacro. Di sacro nel nostro stile di vita cìè ben poco. Dagli indiani sicuramente impariamo qualcosa e questo può essere uno spunto per introdurre nella nostra vita la sacralità. Anche ringraziare il Creatore prima di ogni pasto per averci dato il cibo che ci apprestiamo a mangiare, può essere già un passo. A prescindere se il cibo provenga o meno dalla mucca.

In corsivo, informazioni tratte da http://tradizioninutrienti.blogspot.it/2012/11/latte-crudo-non-pastorizzato-il-magico.html,

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Consulente in Naturopatia e Consulente Scientifico del Comportamento Alimentare ex art. 2222 e segg. c.c.