La cellulite può avere una causa psicologica

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Qualche anno fa, per televisione, assistevo allo scorrere degli spot pubblicitari, e sono rimasto colpito da una voce, durante la pubblicità di un prodotto anticellulite, che diceva:”La cellulite è una malattia, curala!”. Al momento rimasi un po’ spiazzato e pensai: “Di questo passo anche avere gli occhi azzurri o i capelli neri diventerà una malattia e sicuramente qualche casa farmaceutica cercherà di porvi rimedio con un prodotto per modificare questo o quell’aspetto estetico che non ci piace.” Oggi, navigando nel web, mi imbatto in una pagina di un sito, dove si parla delle cause psicologiche della cellulite. La mia mente è tornata alla pubblicità di quegli anni e ho realizzato che, in un certo senso, quella voce aveva in fondo ragione. Oggi ho imparato che anche la cellulite ha origine da una causa psicologica. Certo, hanno il suo peso anche l’alimentazione e l’attività fisica. L’abuso di cibo spazzatura e una vita sedentaria, di certo non agevolano la salute estetica dei glutei, ma forse la causa principale, come spesso accade, risiede in n conflitto psicologico non elaborato. Perchè alcune donne, nonostante mangino malissimo e non facciano attività fisica nemmeno se glielo ordina il dottore, hanno le “chiappe” sode come il marmo? E invece, come mai, alcune ragazze maniache dell’alimentazione sana e del pilates o del fitness, presentano invece la pelle bucherellata dalla cellulite?


Le cause psicologiche della cellulite
Secondo la Medicina Biologica del dott. Hamer, la cellulite è il risultato di precisi fattori emotivi, intensi e inaspettati, che vengono definiti conflitti di svalutazione estetica. Da queste conoscenze oggi sappiamo che ogni tessuto del corpo reagisce a precise emozioni, in base all’appartenenza ad un preciso foglietto embrionale. Nel nostro caso, la cellulite si riferisce al tessuto connettivo, proprio del mesoderma recente. La svalutazione estetica della pelle è un aspetto che merita di essere approfondito, dato che questa etichetta rischia di divenire un concetto sterile, poco traducibile nella realtà.Acquista Online su SorgenteNatura.it
 Questo sentito emotivo si avvicina molto al concetto psicologico di autostima, intesa come una valutazione positiva o negativa di sé, in questo caso del proprio corpo.
Tutti possediamo un livello minimo di autostima, tuttavia, alcune persone la esauriscono interamente nel proprio aspetto estetico, soprattutto in alcune parti del corpo considerate importanti per essere apprezzati: sedere, addome, seno, cosce ecc.
In pratica, viene vissuta una sensazione che varia tra l’essere troppo magri o troppo grassi, al sentirsi inadeguati fisicamente oppure addirittura deformi.
Affermazioni del tipo: “Non ce la faccio più! Ogni volta che passo davanti allo specchio i miei difetti mi appaiono inaccettabili e provo grande vergogna” oggigiorno, epoca del consumismo estetico, sono sempre più frequenti.

La bifasicità della “malattia” cellulite
Chi conosce la Nuova Medicina Germanica del dottor Hamer, sa che la malattia, qualsiasi essa sia, si articola in due fasi: una fase di conflitto attivo ed una di risoluzione del conflitto. Nel caso della cellulite, abbiamo la seguente dinamica: nella fase in cui vengono vissute queste emozioni di svalutazione (definita in Nuova Medicina fase attiva) il tessuto grasso tende a ridursi (per un processo definito necrosi), creando delle mancanze di uniformità poco visibili. In un altro momento in cui queste emozioni negative cessano, vuoi perché ci si accorge di essere comunque apprezzati, vuoi perché, a causa di un periodo impegnativo, non vi si presta più molta attenzione, il tessuto interrompe questa fase di necrosi ed inizia gradualmente a ricostituirsi, evidenziando ciò che conosciamo come cellulite o pelle a buccia di arancia. I cuscinetti adiposi con le placche, considerati una malattia addirittura genetica detta, appunto, cellulite, sono qindi il risultato di un lungo processo di continue recidive sul tessuto connettivo.
Un continuo processo di necrosi e riparazione produce resti cicatriziali che si sommano nel tempo e creano la famosa “buccia d’arancia”. Essendo cicatrici, queste appunto restano.

La funzione biologica della cellulite
La funzione biologica del tessuto connettivo è quella di costituire parte della struttura definendo la nostra forma, ed essendo un tessuto di origine mesodermica recente, risponde ad una percezione di “non essere adeguato”, nel caso specifico “non essere adeguato nella propria forma”, “non sentirsi idoneo nelle proprie forme”.
Attenzione: questa svalutazione estetica non è frutto di una superficiale vanità, ma ha un’importanza biologica fondamentale: essere attraente nelle proprie forme è vitale per la femmina (soprattutto), affinché sia presa dal maschio e fecondata. Al contrario sarebbe a rischio sia la comunità, sia lo stesso individuo che verrebbe emarginato.

Se il cambio di alimentazione, lo sforzo nel cambio di abitudini sedentarie o la modificazione di tutto ciò che viene additato come causa della cellulite, non produce un cambio effettivo e concreto nella propria gabbia percettiva di “schifo”, “non mi sento idoneo nelle mie forme”, niente di tutto ciò potrà avere effetti reali nel rallentare o fermare questo processo fisiologico.
Potranno certamente esserci rimedi estetici lenitivi, in particolare quelli che permettono di ridurre il gonfiore della ritenzione idrica sottostante (che abbiamo visto essere una funzione renale), ma non vere soluzioni.
Invece, nella misura in cui la persona inizia a sentire che finalmente “si sente meglio nelle proprie forme”, in quel momento il suo organismo può concedere al processo di essere meno intenso o arrestarsi.

Ora si chiarisce il motivo per cui la cellulite, anche mangiando schifezze o meno, spalmandosi creme speciali o meno, si presenta esclusivamente in quelle zone in cui l’attenzione si mantiene alta ed è accompagnata da “inadeguatezza”, e non in altre zone del corpo.
E diventa anche chiaro perchè la tua amica ghiotta di “cibo spazzatura” non ha un filo di cellulite!

Fonti:

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Consulente in Naturopatia e Consulente Scientifico del Comportamento Alimentare ex art. 2222 e segg. c.c.