Il conflitto psicologico alla base della sclerosi multipla

294

La sclerosi multipla (SM), chiamata anche sclerosi a placche, sclerosi disseminata o polisclerosi, è una malattia autoimmune cronica demielinizzante, che colpisce il sistema nervoso centrale causando un ampio spettro di segni e sintomi. Secondo le cinque leggi biologiche, quella che per la medicina ufficiale si chiama sclerosi multipla, per la Nuova Medicina Germanica del dottor Hamer è, invece, il risultato di un conflitto psicologico non risolto, arrivato improvvisamente, vissuto nell’isolamento. Abbiamo parlato della prima legge biologica in questo post, dove abbiamo visto che lo shock psicologico non elaborato “accende” alcune specifiche zone del cervello, che corrispondono a dei precisi organi. Questi saranno colpiti, quindi, manifestando una malattia. È chiaro, secondo questa visione, il nesso causale tra conflitto psicologico e malattia.

Qual è il conflitto alla base della sclerosi multipla?
Il contenuto del conflitto è sempre un conflitto di “non poter fuggire o del non poter venire via insieme” (gambe), “del non poter respingere” o “del non poter trattenere” (braccia), “del non poter scansare” in quanto la persona non trova una via d’uscita al conflitto o non trova modo di evitare una situazione (spalle e muscoli dorsali). È anche collegato al conflitto di non sapere dove andare o “del non saper cosa fare/che decisione prendere” (paralisi delle gambe). Il conflitto riguarda anche amarezza interiore in relazione all’amore, nonché rabbia a lungo repressa.

Le due fasi del conflitto
Come tutte le patologie, anche la sclerosi è caratterizzata da due fasi. Nella prima, detta del conflitto attivo (CA), quando cioè il conflitto psicologico è ancora esistente, la malattia si manifesta con una progressiva paralisi dei muscoli, tanto più intensa quanto intenso è stato lo shock ed il conflitto. La paralisi progredisce gradualmente. Partono sempre meno impulsi dalla corteccia motoria cerebrale per la muscolatura striata fino a cessare del tutto. Possono essere colpiti singoli muscoli, interi gruppi muscolari o interi arti. La paralisi però non è dolorosa. I pazienti possono anche subire dei conflitti ulteriori, rispetto a quello principale, dovuti a dei crolli dell’autostima in seguito alle paralisi che iniziano a sopraggiungere, il che a livello organico comporta una osteolisi, ossia delle demineralizzazioni ossee. Tra i conflitti secondari più frequenti vi è la diagnosi dei medici: “Lei ha la sclerosi multipla e non potrà mai più camminare.” Il paziente subisce immediatamente un secondo conflitto del “non poter mai più camminare”, che rimane quasi sempre in forma definitiva a causa del credere da parte del paziente alla diagnosi , quasi come in una programmazione postipnotica, il che lo rende particolarmente difficile ad un approccio terapeutico. Anche il circa 70-80 % dei paraplegici appartengono a questa categoria.
Nella secAcquista Online su SorgenteNatura.itonda fase, detta di post conflitto lisi (PCL), ad un iniziale peggioramento della condizione motoria (per l’edema riparativo nelle aree cerebrali colpite) si ha un progressivo ritorno della innervazione. Questo peggiora apparentemente la funzione motoria in questa fase di guarigione in modo passeggero. Inoltre si presentano scatti incontrollabili. Sempre avviene un attacco epilettico con crampi muscolari. Crisi epilettiche corticali possono espandersi sull’intera corteccia cerebrale e manifestarsi in crampi tonico clonici, morso della lingua, schiuma alla bocca, ecc. Per natura una crisi epilettica è un reazione da choc dell’organismo, con la quale si cerca di spremere l’edema intra e peri focale del focolaio, in quanto il relè corrispondente soffoca letteralmente nell’edema eccessivo, cioè si cerca di garantire la sua funzione. Dopo questa crisi epilettica l’innervazione muscolare riprende gradualmente. La crisi epilettoide dopo soluzione di un conflitto sensorio consiste nell’assenza, che può durare perfino alcuni giorni senza essere un coma vero e proprio. I pazienti sono in parte reattivi, possono mangiare e poi tornano del tutto coscienti senza aver fatto null’altro che somministrare cortisone per sgonfiare l’edema cerebrale (ora il Dott. Hamer ci tiene a chiarire che utilizza questo mezzo sempre più raramente, mentre lo scritto originale risale a tempo fa).


Occorre una presa di coscienza importante
La fase PCL è detta fase di guarigione, al termine della quale la malattia se ne sarà andata. Detto così sembra una passeggiata in campagna. Nella realtà dei fatti, la guarigione richiede una presa di coscienza non indifferente, attraverso la quale, la persona si rende perfettamente conto dei motivi che l’hanno portata ad ammalarsi per poi comprendere quali atteggiamenti modificare nella propria vita per poter avviare il processo di auto-guarigione. Altro punto importante: la fase di guarigione può portare dei sintomi che possono anche spaventare, qualora non siano compresi in maniera esatta. Alcuni peggioramenti della malattia possono essere male interpretati e fonte di confusione e sconforto nel malato, quando in realtà essi sono dei segnali che l’edema cerebrale relativo al relais (focolaio nel cervello “acceso” dal conflitto psicologico) si sta assorbendo e quindi la malattia si sta risolvendo.

Fonti:
http://www.attivazionibiologiche.info/dizionario/sclerosi-multipla.html
http://www.nuovamedicinagermanica.it/content/view/126/55/

SHARE
Consulente in Naturopatia e Consulente Scientifico del Comportamento Alimentare ex art. 2222 e segg. c.c.