Ecco perché dovresti andare a messa per vivere più a lungo e ammalarti meno

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andare a messa vita lunga

Viviamo in una società che spesso è difficile comprendere. Si passa da un eccesso all’altro, da un estremo all’altro, dal sacro al profano. Qualche decennio fa andare a messa era una consuetudine per tutti, un po’ perché era considerato blasfemo non andarci, un po’ perché era più vivo di adesso quel sentimento di spiritualità che oramai va perdendosi.


I giovani italiani, ma sarebbe più corretto dire gran parte degli occidentali, hanno oramai smarrito la propria fede. Non è più così comune, tra i meno anziani, recarsi alla messa domenicale e recitare le preghiere o, comunque, alimentare quel nutrimento per lo spirito tanto caro, ad esempio, alle nostre nonne. Tra i motivi che, spesso, hanno portato le nostre nonnine a varcare la soglia dei cent’anni, ci sarebbe anche la frequentazione di funzioni religiose e la recitazione di preghiere.
A confermarlo è uno studio scientifico condotto su una coorte del Nurses’ Health Study pubblicata sul Journal of American Medical Association. Il campione è stato di 74.534 donne che nel 1996 avevano risposto ad un questionario. Di queste, 14.158 hanno riferito di andare in chiesa più di una volta a settimana, 30.410 una volta a settimana, 12.103 meno di una volta alla settimana e 17.872 di non andarci mai. Le più assidue frequentatrici di servizi religiosi mostravano in generale meno sintomi depressivi ed erano più spesso sposate e non fumatrici.
Dallo studio è emerso che le grandi frequentatrici di funzioni religiose hanno presentato un rischio di mortalità ridotto del 33% durante i 16 anni di follow up, rispetto a quelle che non mettevano mai piede in chiesa. Quelle che frequentavano la chiesa una volta la settimana hanno visto il loro rischio di mortalità ridursi del 26%, mentre le frequentatrici meno assidue potevano contare comunque su una riduzione di mortalità del 13%. Secondo gli autori dello studio, un importante contributo a questa riduzione di mortalità va ricercato nella minor presenza di sintomi depressivi, in un maggior ottimismo di fondo, in una meno frequente abitudine al fumo e nel poter contare su un supporto sociale.

Non prendete questo articolo come un’esortazione ad andare in chiesa. Non è questo lo scopo. Ciò che cerco di comunicare e che lo studio in questione mette in evidenza certamente meglio di me, è l’importanza di avere fede, di comunicare con Dio che può portarci a quello stato di quiete interiore che tutto rende possibile, dalla guarigione al mantenimento di una buona salute.
Il cristianesimo è in crisi, le chiese si svuotano e le persone cerano nuove vie spirituali nelle correnti orientali: il buddismo, l’induismo tanto per citarne alcune. Abbiamo bandito il rosario per iniziare ad utilizzare il mala, omologo strumento dei buddisti. La tendenza è quella di recitare i mantra, vale a dire quelle preghiere orientali da ripetere in continuazione per elevare lo spirito, che avrebbero la pretesa di scalzare i tanto amati Padre Nostro e Ave Maria.
Da quanto ne ho capito io, non è molto importante quale tipo di fede abbracci. Cristianesimo, buddismo, ebraismo, induismo, Testimoni di Geova, etc, sono tutti “strumenti” per connetterti a Dio. I precetti che sono prescritti dai vari testi sacri, si somigliano in molti punti, quindi reputo molto valido recarsi in chiesa per meditare o comunque per assistere alle funzioni religiose per conneterci con il divino. Ci sono chiese e chiese, con predicatori e predicatori. Ma non tutti i preti sono pedoifili e non tutti i parroci sono ricoperti d’oro perchè sono membri del Vaticano, Molti di essi (così come molte suore) sono persone dotate di un’elevatissima spiritualità, quell’energia che è in grado di guarire.
Anche in questo articolo abbiamo affrontato l’argomento. Abbiamo poi riportato alcuni casi di autoguarigione grazie alla fede. Eccone alcuni esempi: 1, 2. Riporto qui il link per leggere le preghiere d guarigione di Padre Emiliano Tardiff.

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Consulente in Naturopatia e Consulente Scientifico del Comportamento Alimentare ex art. 2222 e segg. c.c.