Anche il lavoro può accrescere l’energia vitale

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Il lavoro è un fattore che accomuna tutti gli esseri umani, o quasi e viene visto quasi sempre come una sofferenza, una condanna. Nessuno o comunque pochi sono nelle condizioni di amare il proprio lavoro. Poche sono le persone che alla mattina si alzano carichi e galvanizzati e non vedono l’ora di tuffarsi nella propria attività. Alzi la mano chi la mattina è stracontento di andare in ufficio o in fabbrica, per trascorrere tutta la giornata a svolgere le proprie mansioni per tornare a casa la sera stanco e demotivato. Ovviamente non è sempre così tragica la faccenda. Alcune persone, e sono più di quelle che pensiamo, amano il proprio lavoro.

A questo proposito, ho letto proprio oggi un brano del dottor Francesco Oliviero, medico dotato di una grandissima sensibilità e aurore del libro Benattia edito da Nuova Ipsa Editore, nel quale vuole mettere in evidenza che quella che comunemente viene chiamata malattia, è in realtà una benedizione, in quanto ci fa porre la nostra attenzione su qualcosa che non va nei nostri pensieri, e comportamenti. È, quindi, un invito a modificare qualcosa che non funziona nella nostra vita. A partire dal lavoro. Leggiamo a pagina 111 della sua opera:

“Il nostro campo mentale ci fa pensare di non sbagliare quasi mai, perché sono sempre gli altri Acquista Online su SorgenteNatura.itche commettono errori, e allora che senso ha cambiare noi, per poi sperare che gli altri modifichino il loro atteggiamento verso di noi? La verità è che non sappiamo accettare gli altri e la vita, giudichiamo continuamente e critichiamo ogni cosa che non entra in risonanza con le aspettative del nostro campo mentale, e in tal modo creiamo solo infelicità e insuccesso, oltre alle malattie.
Oggi è difficile che il lavoro venga vissuto come qualcosa di piacevole, perché la nostra cultura ci presenta il lavoro come qualcosa cui si è obbligati. Il lavoro dovrebbe essere visto da ogni essere umano come qualcosa che sceglie di fare e che desidera fare per realizzarsi, per esprimere le sue capacità facendo qualcosa di utile per gli altri, e che gli permette di ottenere del denaro per mezzo del quale può ricevere da altri qualcosa di utile per sé stesso. Qualsiasi esperienza vissuta come qualcosa alla quale si è costretti, è vissuta male. Se un essere umano parte dal presupposto che il lavoro sia comunque una sofferenza che deve sopportare, non si pone nemmeno il problema che invece di una sofferenza potrebbe essere per lui una fonte di gioia e di entusiasmo, e quindi non si pone nemmeno il problema di inventarsi un lavoro in sintonia con la propria Anima. Anche chi è disoccupato vive con vittimismo una situazione che in realtà dipende solo da lui. Non esiste nessun essere umano costruttivo che sia disoccupato. Trovare o inventarsi un lavoro, è molto più facile di quello che possa sembrare. Una persona ama veramente il suo lavoro quando quello che fa è in sintonia con la sua Anima; in questo casa lavorare accresce continuamente la sua energia vitale e la sua capacità di produrre informazioni costruttive e di mantenersi nel flusso dell’entropia costruttiva. Quando un soggetto ha il coraggio di scegliere un lavoro in sintonia con la Sua anima, non lavora più: non può essere considerato lavoro un’esperienza quotidiana costruttiva ed utile, oltre che piacevole che gli permette di guadagnare denaro.
Una persona che fa un lavoro che non ama o che addirittura odia, probabilmente lo ha scelto solo in base al giudizio del suo campo mentale (che rispecchia spesso quello che glia altri si aspettano da lui) e non perché in sintonia con la sua anima. Nel farlo perderà continuamente energia vitale e sarà nel flusso dell’entropia distruttiva; per trovare un parziale compenso, almeno temporaneamente, dovrà trovarsi degli hobbies o delle passioni extralavorative che gli consentano di essere in sintonia con la propria Anima. Non importa quanto un lavoro possa, per il campo mentale, apparire umile o prestigioso; anche un cameriere o un operatore ecologico, in sintonia con la propria Anima possono vivere esperienze di vero successo., contribuendo a permettere agli altri di nutrirsi con gusto o di vivere in una città pulita. L’elemento principale che caratterizza in genere chi vive esperienze di insuccesso, è che se la prende sempre con qualcosa o con qualcuno (il coniuge, il datore di lavoro, il Governo), mai con sé stesso. Questi soggetti invidiano in modo patologico chi ottiene invece esperienze di successo. Quando l’invidia si trasforma in gelosia si realizza una delle emozioni più distruttive che l’essere umano possa produrre, che è la causa della quasi totalità dei conflitti e delle guerre. La gelosia è sempre un effetto di paure non risolte, bassa autostima e scarso livello evolutivo.
Il vero successo può può essere vissuto solo entrando nel flusso dell’entropia costruttiva. Ci ci riesce non piò essere malato, né fare un lavoro che odia.

Ho conosciuto un militare la cui Anima voleva facesse il ballerino. È sempre stato un militare mediocre e si è ammalato. È meglio essere un cameriere felice e in sintonia con la sua Anima, che un mediocre e triste direttore di banca che non ama il suo lavoro e che magari si è laureato solo perché lo volevano i suoi genitori. Quando si dà importanza solo al campo mentale, si iniziano a costruire le basi dell’infelicità e della malattia”.