Addio calvizie: pare esista un metodo per recuperare la chioma in modo naturale

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Addio calvizie, il libro di Paul Grassman da poco uscito nelle librerie rappresenta una vera e propria rivoluzione nel campo della tricologia, quella branca della medicina che si occupa della cura della calvizie.
L’autore, infatti, racconta di come ha recuperato la chioma, partendo da una situazione di “pelato” fin dalla giovane età. Grassman (che pare sia uno pseudonimo) ripercorre le orme di Giovanni Serri Pili – e infatti a lui ha dedicato la sua opera, il quale, nel suo libro, Mai più calvi, ha presentato alcuni decenni fa, un metodo basato sulla contrazione di alcuni muscoli facciali e della testa, al fine di riattivare la galea, ovvero la porzione di pelle che ricopre il cranio per favorire la rivitalizzazione dei bulbi capilliferi e, quindi, la ricrescita dei capelli. Anche Pili, come Grassman, è riuscito nell’impresa impossibile di recuperare una folta chioma, dopo anni di vane ricerche per salvare i propri capelli. In sostanza, la causa della calvizie, secondo questi autori, sarebbe da ricercare nell’attaccamento della galea al cranio. In pratica, quando lo scalpo aderisce agli ossi cranici, l’effetto sarebbe quello di una graduale atrofia dei bulbi capilliferi con riduzione di volume dei capelli, fino alla caduta. Una volta “scollata” la galea dall’osso cranico ecco che si riattiverebbe la circolazione nello scalpo, fino a rialbilitare i bulbi e la crescita spontanea dei capelli.

Osservando gli uomini che avevano intorno, Pili e Grassman, avevano notato che nelle persone “capellute” ogni volta che essi corrugavano la fronte, per poi rilassarla, tutto lo scalpo (e la chioma) scorrevano in avanti e indietro di qualche centimetro. Mentre nei calvi questo non accadeva. Lo scalpo, cioè, rimaneva incollato al cranio. Questa fondamentale differenza ha portato gli autori a cercare una tecnica, un metodo per poter sganciare lo scalpo dall’osso. Secondo Serri Pili, la caduta dei capelli è causata da un mal funzionamento del muscolo “corrugatore”, il muscolo frontale posizionato sulla fronte, altro elemento chiave del suo metodo. Questo mal funzionamento è causato dall’interruzione del collegamento di questo muscolo con il suo muscolo antagonista, quello occipitale posizionato dietro la nuca. Quando un muscolo si contrae, l’altro si distende e viceversa: questo è il significato di muscoli “antagonisti”. L’interruzione del meccanismo tra i due muscoli è dovuta al fatto che la galea aponeurotica – la cute sopra la nostra testa generalmente indicata come “scalpo” o cuoio capelluto che funge da collegamento tra i due muscoli – nei calvi è come se fosse attaccata al cranio, diventando col tempo atrofica. Ciò causa un vero e proprio blocco oltre che la degenerazione di tutte quelle funzioni fisiologiche nei tessuti necessarie a nutrire i follicoli pilliferi; a causa di questo blocco i due muscoli non riescono a “comunicare” tra loro perdendo la loro funzione di muscoli antagonisti.


In cosa consiste la tecnica di Grassman e Pili?
Secondo Grassman e Pili, occorre far sì che i muscoli della faccia e della testa, quando vengono sollecitati, muovano la galea che non deve rimanere, dunque, immobile. Per far questo è importante un costante esercizio dei muscoli della testa, soprattutto il muscolo corrugatore che serve a far scivolare in avanti il cuoio capelluto, e quello occipitale, che invece, trovandosi in corrispondenza della nuca, esprime la sua forza portando lo scalpo indietro. Il costante utilizzo di questi due muscoli, riattiverebbe la funzionalità della galea, e porterebbe, dunque alla riabilitazione della chioma. Inizialmente, dopo anni, in cui lo scalpo risulta letteralmente incollato al cranio, è difficile che lo scivolamento avanti e indietro della galea si riattivi facilmente e sarebbe, dunque necessario “forzare” il movimento con le dita, disposte a raggiera ai lati della testa.

Anche il portamento aiuterebbe a riattivare la crescita dei capelli.
Entrambi gli autori che, in epoche diverse, sono giunti alla stessa conclusione, garantiscono che una postura eretta con le spalle belle aperte, la schiena dritta, il mento sporgente e la testa alta, portano ad un rilassamento dei muscoli della testa e quindi favorirebbero il raggiungimento dello scopo finale, cioè il recupero della chioma. L’elemento portante del suo metodo è la posizione della testa, che deve essere sempre col mento rivolto verso l’alto, come se si stesse guardando il cielo; può essere anche reclinata lateralmente su una spalla, sempre tenendo il mento sollevato. “La veloce ricrescita si verifica tenendo la testa sempre rilassata su una delle due spalle o indietro. La testa deve stare col mento sollevato e il collo inclinato sul lato destro, sinistro o indietro… Con la testa rilassata lateralmente si può e si deve restare per lungo tempo perché non stanca. Infatti i bambini e tutti i capelluti stanno quasi sempre cosi, osservateli”, ha scritto l’autore Serri Pili nel suo libro.

Se il metodo descritto dai due ex calvi fosse vero, si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione in questo campo. Rafael Nadal, tanto per citare l’ultimo personaggio famoso che, in ordine di tempo, ha dichiarato di sottoporsi ad un trapianto di capelli, potrebbe pentirsi?