Le 5 ferite: l’abbandono

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Proseguiamo il nostro viaggio all’interno delle 5 ferite emozionali. Nel precedente post sulle cinque ferite abbiamo analizzato la ferita del rifiuto. Oggi esaminiamo, invece, quella dell’abbandono.
Le informazioni che seguono, provengono dal libro “Le 5 ferite e come guarirle” di Lise Bourbeau.


Abbandonare qualcuno, significa lasciarlo, non volersene occupare. E’ facile confondere il rifiuto con l’abbandono. Alcuni casi in cui un bambino può sentirsi abbandonato se la madre si trova assorbita da un nuovo figlio, oppure se i genitori vanno tutti i giorni a lavoro e non hanno tempo per lui, oppure quando lo conducono da una persona che lo accudirà durante le vacanze, anche se questa persona è la nonna oppure, ancora, se la madre è sempre malata ed il padre è troppo occupato per occuparsi di lui.

La ferita di abbandono nasce con il genitore di sesso opposto
Molte persone che soffrono della ferita di abbandono hanno descritto la mancanza di comunicazione, in giovane età, da parte del genitore di sesso opposto al loro. Lo trovavano troppo chiuso, e ce l’avevano con lui perché lasciava che l’altro genitore occupasse più spazio del dovuto. Molte di queste persone erano convinte di non interessare affatto al genitore di sesso opposto. Spesso, chi soffre della ferita di abbandono, soffre anche di quella di rifiuto che, abbiamo visto, nasce invece a causa del rapporto con il genitore dello stesso sesso. Può essere che il bambino si senta rifiutato dal genitore dello stesso sesso e abbandonato dal genitore di sesso opposto, che avrebbe dovuto all’altro genitore di rifiutarlo. Altro scenario: il genitore del tuo stesso sesso non si occupa di te perché a sua volta si auto-rifiuta.

Le persone che soffrono di abbandono non si sentono sufficientemente nutrite dal punto di vista affettivo.

La maschera adottata dall’abbandonato è quella del dipendente

Il corpo del dipendente
Il corpo di chi soffre di abbandono è lungo, sottile, che si accascia, manca di tono. Il sistema muscolare è sottosviluppato e sembra non riuscire a sostenere il corpo. Il corpo esprime esattamente ciò che accade nella persona: il dipendente crede di non riuscire a far nulla da solo, e di aver bisogno di qualcun altro che lo sostenga. Grandi occhi tristi, gambe deboli. Le braccia sono troppo lunghe, come se pendessere lungo i fianchi. Alcune parti del corpo possono apparire più basse della norma e possono sembrare flaccidi alcuni punti, come le natiche, le guance, i seni, la pancia, etc. Una caratteristica palesemente chiara nel dipendente è l’ipotonicità del corpo.

Differenza fuggitivo-dipendente
Abbiamo visto che anche il fuggitivo, ossia chi soffre di ferita del rifiuto, presenta un fisico magrissimo. La differenza sta nel tono muscolare: il fuggitivo, malgrado la magrezza starà ben eretto, mentre il dipendente ha una postura più floscia.

 

Atteggiamenti comportamentali del dipendente

Il dipendente tende a diventare vittima, cioè tende e creare problemi di ogni genere, anche di salute, per attrarre l’attenzione su di sé. Il dipendente drammatizza molto. Un minimo incidente assume proporzioni gigantesche. Più una persona è vittima e più la ferita di abbandono è profonda. Per sentirsi importante potrà sobbarcarsi i problemi altrui e questo atteggiamento lo può portare a soffrire spesso di mal di schiena.
La forma di aiuto che il dipendente ha massimamente bisogno di ottenere è il sostegno altrui. Prima di deciere, addiritura, ha bisogno di ricevere l’approvazione altrui. Se è sostenuto, il dipendente si sente aiutato ed amato.
Sebbene abbia bisogno di sostegno, il dipendente si serve spesso dell’espressione “non lo reggo”.
Al dipendente non piace fare attività fisica o lavoro fisico da solo, e può apparire pigro..
La persona dipendente che si trova nel suo ruolo di vittima tende ad avere, sopAcquista Online su SorgenteNatura.itrattutto se donna, una vocetta infantile e a fare molte domande. Più soffre quando le dicono di no, più è pronta a ricorrere a qualsiasi mezzo pur di ottenere quel che vuole: la manipolazione, il broncio, il ricatto, etc.
Il dipendente chiede spesso consiglia in quanto non crede di poterci arrivare da solo, anche se poi spesso non li ascolta, in quanto cercava solo sostegno. Crede che se se la cava troppo bene da solo, nessuno si occuperà più di lui in futuro, e resterà isolato, cosa da cui vuole sfuggire ad ogni costo.

La paura della solitudine è la sua paura più grande. È convinto di non poterla gestire. Per questo resta aggrappato agli altri, e fa di tutto pur di ottenere attenzione. La sua paura è:”che farò da solo, che ne sarà di me, che mi accadrà?”.

La persona dipendente ha una capacità straordinaria quando si tratta di non vedere i problemi di coppia: preferisce credere che tutto vada bene per timore di venire abbandonata.
Il dipendente ha difficoltà con la parola lasciare, che per lui significa abbandonare. Gli basta sentire la parola lasciare perché dentro di lui si levino emozioni negative che gli stringono il petto. Ha difficoltà a lasciare luoghi, o persone, anche se il luogo in cui si sta recando è molto attraente per lui.

L’emozione più intensa vissuta dal dipendente è la tristezza. La prova nel profondo del cuore e non sa da dove provenga, accompagnata da un senso di solitudine. Quando sente tristezza, lascia a sua volta il luogo o la persona che gli ha fatto provare tristezza non rendendosi conto che in realtà anche lui li sta abbandonando.
La persona dipendente usa spesso le parole assente oppure solo. La persona dipendente piange facilmente.
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All’interno della coppia il dipendente si aggrappa e si appoggia all’altro.
Un dipendente è una persona che prova empatia per glia altri. È quindi una persona sensitiva, percepisce le emozioni altrui e se ne lascia invadere. Questo crea confusione e può portare all’agorafobia che è caratterizzata dalla paura della morte e della follia. In realtà è solo una grandissima sensibilità mal gestita.

L’alimentazione del dipendente
Quanto all’alimentazione, il dipendente può mangiar molto senza perdere peso. Predilige alimenti morbidi come il pane e non lascerà mai nulla nel piatto, poiché hanno difficoltà con la parola lasciare.

Le malattie del dipendente
Il dipendente è solitamente un bambino cagionevole, deboluccio, spesso malato. Soffre di asma, problemi ai bronchi, disturbi al pancreas (ipoglicemia e diabete), tutto l’apparato digerente è fragile, miopia, isteria, depressione, emicranie, malattie rare incurabili.

Ricordiamo che finchè continueremo ad avercela con uno dei nostri genitori, anche inconsciamente, le relazioni con tutte le altre persone dello stesso sesso del genitore in questione saranno difficili.

A breve per dei post sule altre ferite.

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Consulente in Naturopatia e Consulente Scientifico del Comportamento Alimentare ex art. 2222 e segg. c.c.